Per la Bce l'Italia entra nel club dei virtuosi ma il risanamento resta difficile
“La Bce esprime soddisfazione per i progressi compiuti” dai governi dell’Eurozona in campo di “risanamento delle finanze pubbliche e riforme strutturali”. E’ quanto si legge nel bollettino mensile pubblicato da Francofrote che aggiunge quanto sia “essenziale” ora “che i paesi dell’area dell’euro non vanifichino gli sforzi profusi per ridurre i disavanzi di bilancio”.
18 AGO 20

“La Bce esprime soddisfazione per i progressi compiuti” dai governi dell’Eurozona in campo di “risanamento delle finanze pubbliche e riforme strutturali”. E’ quanto si legge nel bollettino mensile pubblicato da Francofrote che aggiunge quanto sia “essenziale” ora “che i paesi dell’area dell’euro non vanifichino gli sforzi profusi per ridurre i disavanzi di bilancio”.
L’Italia, in particolare, secondo il bollettino della Bce, fa parte dei soli sei paesi dell’Eurozona il cui deficit non è salito sopra il 3 per cento del Pil nel 2012 rispettando così i parametri del Patto di stabilità Ue. Insieme all’Italia, in questo club dei virtuosi, sono presenti anche Germania, Estonia, Lussemburgo, Austria e Finlandia. L’italia però, ricorda Francofrote, è anche uno dei cinque paesi (insieme a Grecia, Belgio, Portogallo e Irlanda) che ha un debito pubblico prossimo o superiore al 100 per cento del Pil.
Ora l’Italia deve “attenersi con rigore al percorso di moderazione del disavanzo” programmato dal governo per il 2013 “Al fine di ridurre al minimo il rischio che, nel prossimo futuro, venga superato di nuovo il valore di riferimento del 3 per cento del Pil”. Per Francoforte questa è “una sfida cruciale”. Inoltre, prosegue il bollettino nella sua relazione, il buon esito delle recenti aste di titoli di Stato in paesi come l’Italia e la Spagna è stato “sostenuto dal ritorno di investitori esteri” e dimostra “un miglioramento delle condizioni del mercato primario”.
La Bce fornisce poi una stima sulla disoccupazione avvertendo come “la scarsa creazione di posti di lavoro e le deboli aspettative congiunturali emerse dalle indagini suggeriscono un ulteriore incremento della disoccupazione nel breve termine”. Le condizioni del mercato del lavoro nell'area dell'euro, sottolinea l'Istituto di Francoforte, ''si sono costantemente deteriorate negli ultimi trimestri, a causa della debole attività economica e degli aggiustamenti del mercato del lavoro in corso in diversi paesi dell'area. Gli indicatori previsionali, come per esempio quelli basati sulle indagini campionarie, non segnalano alcun miglioramento nel prossimo futuro”.
L’Italia, in particolare, secondo il bollettino della Bce, fa parte dei soli sei paesi dell’Eurozona il cui deficit non è salito sopra il 3 per cento del Pil nel 2012 rispettando così i parametri del Patto di stabilità Ue. Insieme all’Italia, in questo club dei virtuosi, sono presenti anche Germania, Estonia, Lussemburgo, Austria e Finlandia. L’italia però, ricorda Francofrote, è anche uno dei cinque paesi (insieme a Grecia, Belgio, Portogallo e Irlanda) che ha un debito pubblico prossimo o superiore al 100 per cento del Pil.
Ora l’Italia deve “attenersi con rigore al percorso di moderazione del disavanzo” programmato dal governo per il 2013 “Al fine di ridurre al minimo il rischio che, nel prossimo futuro, venga superato di nuovo il valore di riferimento del 3 per cento del Pil”. Per Francoforte questa è “una sfida cruciale”. Inoltre, prosegue il bollettino nella sua relazione, il buon esito delle recenti aste di titoli di Stato in paesi come l’Italia e la Spagna è stato “sostenuto dal ritorno di investitori esteri” e dimostra “un miglioramento delle condizioni del mercato primario”.
La Bce fornisce poi una stima sulla disoccupazione avvertendo come “la scarsa creazione di posti di lavoro e le deboli aspettative congiunturali emerse dalle indagini suggeriscono un ulteriore incremento della disoccupazione nel breve termine”. Le condizioni del mercato del lavoro nell'area dell'euro, sottolinea l'Istituto di Francoforte, ''si sono costantemente deteriorate negli ultimi trimestri, a causa della debole attività economica e degli aggiustamenti del mercato del lavoro in corso in diversi paesi dell'area. Gli indicatori previsionali, come per esempio quelli basati sulle indagini campionarie, non segnalano alcun miglioramento nel prossimo futuro”.